Dopo aver dato un volto a LoraBot e averla resa accessibile a grazie all'integrazione della LIS, il nostro team ha compiuto un passo ulteriore: liberarla dallo schermo.

LoraBot funzionava. Gli utenti la usavano, la apprezzavano, e il nostro lavoro di character design e accessibilità aveva reso l'interazione sempre più naturale e inclusiva. Eppure, continuavamo a osservare un limite strutturale che nessuna iterazione sul software poteva risolvere: per parlare con Lora, bisognava comunque fermarsi, prendere il telefono o aprire il computer, sbloccare il dispositivo, aprire l'app.
In molti contesti lavorativi, questa sequenza di azioni, apparentemente banale, diventa un ostacolo reale. Un operatore in magazzino con le mani occupate, un tecnico in mobilità, un manager nel mezzo di una riunione: in tutte queste situazioni, la necessità di interagire con uno schermo introduce una frizione cognitiva e temporale che spezza il flusso del lavoro. Non è un problema di UX, è un problema di forma: l'assistente era digitale in un mondo che a volte è fisico.
Da questa osservazione nasce LoraDevice: il progetto sviluppato in collaborazione con i ricercatori della Sapienza Università di Roma per dare a LoraBot una presenza tangibile, immediata, vocale.

L'obiettivo era preciso fin dall'inizio: trasformare l'accesso a Lora in un gesto naturale. Pronunciare il suo nome. Nient'altro.
LoraDevice non è un semplice smart speaker riadattato, né un device consumer con un logo aziendale incollato sopra. È un terminale progettato specificamente per l'ecosistema Odoo, pensato per ambienti professionali reali: l'ufficio open-space, il magazzino, la sala riunioni.
Il cuore computazionale è un Raspberry Pi 5, affiancato da un Arduino Nano per la gestione degli input e output sensoriali. Ma la sfida più interessante non era tecnica: era progettuale. Come si dà forma a un oggetto che deve comunicare intelligenza senza avere uno schermo? Come si costruisce una relazione di fiducia con un dispositivo che non ha faccia, ma ha voce?
La risposta è stata un sistema di feedback multimodale: in assenza di display, LoraDevice comunica il proprio stato — ascolto, elaborazione, risposta — attraverso una combinazione studiata di segnali luminosi e acustici. Non è un dettaglio secondario: è il cuore dell'interaction design del dispositivo, il modo in cui l'utente capisce in ogni momento cosa sta succedendo.
A breve sarà disponibile anche una versione più compatta di LoraDevice, pensata per contesti in cui lo spazio è limitato o le esigenze di installazione sono diverse. Un form factor ridotto, stessa intelligenza.
L'interazione segue un flusso semplice e naturale.
Il dispositivo rimane sempre in ascolto passivo grazie al sistema di Keyword Spotting: si attiva istantaneamente al riconoscimento della parola chiave "Lora", senza falsi positivi, senza latenze percettibili. È la stessa logica degli smart speaker domestici, ma ottimizzata per un ambiente professionale, dove la discrezione conta e la voce di risposta è calibrata per essere udibile senza disturbare i colleghi.
Una volta attivato, il parlato dell'utente viene trascritto in tempo reale tramite un sistema di Speech-to-Text, inviato a LoraBot che lo interpreta, agisce sui moduli di Odoo e restituisce la risposta in forma vocale tramite Text-to-Speech. Ogni conversazione — domande, comandi, risposte — viene trascritta automaticamente nella chat del modulo Lora su Odoo, mantenendo la piena tracciabilità delle interazioni e la continuità operativa tra reparti.
Un aspetto che abbiamo tenuto particolarmente a cuore è la privacy. Adottando un approccio di Edge Computing, parte dell'elaborazione avviene direttamente sul dispositivo, senza dipendere continuamente dal cloud. Questo riduce la latenza percepita (le risposte sono quasi istantanee) e garantisce che i dati aziendali sensibili trattati all'interno di Odoo restino protetti con standard di sicurezza elevati.
Coerentemente con i valori che guidano lo sviluppo di LoraBot dall'inizio, LoraDevice nasce con un'attenzione esplicita all'accessibilità, non come requisito aggiuntivo, ma come criterio progettuale primario.
L'interazione puramente vocale abbatte le barriere che tastiere e touchscreen pongono agli utenti con disabilità motorie o visive. Per chi non può o non vuole interagire con uno schermo, LoraDevice diventa uno strumento di accesso autonomo e diretto alle funzionalità del gestionale. Il feedback multimodale (audio e luminoso insieme) garantisce che nessuna singola modalità sensoriale sia l'unica via per ricevere informazioni dal sistema.
Il mercato del riconoscimento vocale è in crescita rapida: nel 2024 ha raggiunto un valore di 14,8 miliardi di dollari, con una crescita prevista del 17,1% annuo fino al 2033. I dispositivi consumer — da Amazon Echo a Google Nest — hanno normalizzato l'interazione vocale nella vita quotidiana. Le soluzioni enterprise esistenti, al contrario, sono spesso costose, complesse e poco integrate con i sistemi già in uso.
LoraDevice si posiziona esattamente in questo spazio: un dispositivo dedicato, pensato per un ecosistema specifico (Odoo e LoraBot), che unisce la semplicità d'uso dei prodotti consumer con le esigenze di affidabilità, tracciabilità e integrazione proprie di un contesto professionale.
Non è Alexa per le aziende. È qualcosa di più preciso: la voce di LoraBot, nel cuore operativo dell'azienda.
Con LoraDevice, il percorso di LoraBot compie un salto qualitativo: dall'interfaccia digitale all'oggetto fisico, dalla chat al dialogo, dallo schermo alla stanza.
Il progetto, sviluppato con un approccio multidisciplinare che unisce product design, interaction design e ingegneria del software, conferma la direzione in cui Unitiva continua a muoversi: costruire strumenti di intelligenza artificiale che siano realmente al servizio delle persone, semplici da usare, accessibili a tutti, integrati nel modo in cui le aziende lavorano davvero.
Se vuoi scoprire come LoraDevice può trasformare l'interazione con il tuo gestionale, contattaci per una demo personalizzata.