Italia e digitalizzazione: le sfide di oggi

Come l’Italia sta affrontando le nuove sfide digitali

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Secondo l’indagine DESI (Digital Economy and Society Index) del 2022, l’Italia è al diciottesimo posto tra i 27 Stati dell’Unione Europea nel campo della digitalizzazione.

Il DESI parametra, partendo dai dati forniti da Eurostat, connettività, competenze digitali e integrazione dei servizi digitali e servizi pubblici digitali all’interno dell’area dell’Unione Europea. 

Sebbene in crescita, l’Italia presenta un ritardo visibile soprattutto sul piano digital divide, il divario cioè che riguarda le competenze nel ramo digitale. Nonostante la presenza di un fondo speciale (Fondo per la repubblica Digitale) che serve proprio ad incrementare l’educazione in questo specifico settore, ad oggi ben oltre la metà degli Italiani non ha acquisito preparazione di base nel ramo.

Questo è inoltre accompagnato dai bassi tassi di iscrizione ai corsi di laurea  ITC. 

Il problema principale sembrerebbe infatti il capitale umano non ancora in grado di risolvere il gap che il nostro paese presenta nei confronti dei paesi più avanzati. Il numero di laureati nel ramo ITC, è ancora troppo basso e dunque le capacità nel ramo tecnologico parrebbero scarseggiare. Oltre a questa mancanza di competenze, si può notare un’altra tipologia di problema che è rappresentata dalla bassa connettività delle aziende data soprattutto dalla scarsa diffusione della banda ultralarga. Il dato abbastanza preoccupante è rappresentato dal fatto che le offerte digitali dei servizi pubblici siano buone. Ciò significa che è proprio la mancanza di competenze digitali a rendere vano il costo della digitalizzazione anche della PA, per cui, anche in presenza di sviluppo digitale, gli utenti non usufruiscono dei servizi.

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Tuttavia il fatto che, rispetto agli anni precedenti, l’Italia abbia acquisito posizioni in classifica, fatto probabilmente dovuto ad un maggiore utilizzo del lavoro da remoto e degli e-commerce come conseguenti alla pandemia del 2020, rappresenta una tendenza positiva e una crescita dell’uso di tecnologie da parte dei cittadini. Un andamento che deve essere necessariamente accompagnato ad una maggiore consapevolezza da parte degli utenti dei servizi offerti e delle capacità che offrono le scienze digitali e i loro strumenti.

Al contrario dei paesi nord europei (come Finlandia, Danimarca, Estonia) che progrediscono soprattutto nel settore delle nuove tecnologie come i big data e le intelligenze artificiali, per l’Italia occorre potenziare gli sforzi per raggiungere gli obiettivi dati dall’unione europea per il 2030.

Le competenze digitali, per quanto riguarda il raggiungimento di quest’obiettivo, dovrebbero essere portate all’80% della popolazione. Il fatto che il nostro paese rappresenta la terza economia europea, ha spinto ad un grosso investimento anche del PNRR destinato alla transizione digitale.

Programmi per un futuro digitale

Attraverso la formazione nelle scuole e grazie a programmi mirati ad accrescere queste skill e competenze informatiche, è possibile fare numerosi passi avanti. Il nostro paese ha infatti promosso il piano nazionale nuove competenze e l’adozione del programma strategico intelligenza artificiale che servirebbero proprio a contribuire e fare progressi nel campo tecnologico e digitale. Proprio per quanto riguarda il settore dell’intelligenza artificiale, il nostro paese ha tante comunità di ricerca ma di piccole dimensioni e questo probabilmente le rende poco attrattive per gli investitori esteri. Lo sviluppo sembra quindi rallentato da un investimento non paragonabile a quello dei restanti paesi dell’UE. Gli obiettivi di questo programma sono ambiziosi e focalizzati soprattutto sull’investimento di maggiori risorse nella ricerca per l’IA e favorire le collaborazioni di rete ma principalmente attrarre investimenti stranieri.

Il nostro paese ha la responsabilità di attuare importanti politiche di perfezionamento e adeguamento per sviluppare un piano per la digitalizzazione che possa far raggiungere gli obiettivi comuni. Questo cercando di proseguire sulla strada dell’agenda digitale: il modello di programmazione e strategie nato nel 2010 e ad oggi incrementato nell’attuazione degli scopi nell’ottica dell’innovazione e della crescita economica, sviluppando le tecnologie digitali. Attraverso una forte spinta da parte dei paesi dell’unione europea nei confronti dell’adattamento tecnologico della pubblica amministrazione, si favorirebbe una crescita in un contesto unico consapevole e sostenibile. 

Agenda digitale e piano triennale della digitalizzazione

Per attuare i piani dell’agenda digitale, l’Italia ha messo in atto un piano triennale della digitalizzazione basato su diversi capisaldi, quali la semplificazione dei servizi della pubblica amministrazione, che serve a favorire l’alfabetizzazione degli utenti e ottimizzare la transizione digitale, l’estensione della banda larga e le piattaforme abilitanti.

Queste ultime sono particolarmente importanti per quanto riguarda la digitalizzazione della pubblica amministrazione e si basano principalmente sull’identificazione, sulla raccolta dei dati e sui pagamenti. Nello specifico stiamo parlando dello SPID, del fascicolo sanitario elettronico, PagoPa, l’app IO per i servizi pubblici e open data, piattaforme che facilitano sicuramente la reciprocità tra cittadini e pubblica amministrazione.

Per quanto riguarda invece la banda larga, invece, che è alla base del cambiamento in quanto senza di essa non sarebbe possibile usufruire dei servizi offerti, si può dire che c’è stato un grande investimento in quanto (secondo l’osservatorio agenda digitale) sono state raggiunte anche zone rurali anche se questo riguarda soprattutto la diffusione dei 30 Megabit per secondo. 

Dunque il piano triennale per la digitalizzazione serve soprattutto a rendere maggiormente efficiente e snella l’elargizione dei servizi pubblici. I principali obiettivi del piano riguardano la trasformazione digitale della pubblica amministrazione, in modo da regolare l’usability e serve a chiarire le iniziative da seguire.

Le linee guida del modello strategico da seguire per poter avere dei risultati concreti in vista di una modernizzazione, si basano principalmente sul cambiamento del sistema informatico della pubblica amministrazione e si attuano in diverse macroaree. Questo serve a rendere operativo il piano triennale e si poggia su diversi assunti. Primo fra tutti la modernizzazione delle infrastrutture fisiche, ciò sta a significare un adeguamento sul piano della qualità dei servizi offerti (dalla rete internet, al cloud, passando per i software) dalla pubblica amministrazione. In secondo luogo si deve necessariamente far riferimento alle infrastrutture non materiali come piattaforme di erogazione dei servizi di pagamento ad esempio, o piattaforme di identificazione (come può essere lo SPID).

Inoltre si può far riferimento al modello di interoperabilità che vede l’implementazione da parte della pubblica amministrazione di nuove app e l’ottimizzazione da parte della stessa degli strumenti che raccolgono, gestiscono e condividono (nel rispetto della privacy) i dati.

Dunque l’obiettivo per il 2026 è quello di ridurre il gap con i paesi più sviluppati dal punto di vista delle tecnologie, e portare l’Italia nella parte alta della classifica dei paesi maggiormente digitalizzati, questo diventa attuabile grazie al PNRR e soprattutto ai fondi dell’UE (Next Generation Europe). 

Le aree di cui sopra, possono essere integrate con i sistemi di sicurezza informatica e con la gestione della privacy, il tutto accompagnato da un monitoraggio delle fasi di cambiamento per verificare l’attuazione del piano e dell’esercizio dello stesso.

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